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Rouatan: l’isola dei contrasti.

Ancoriamo insieme ai nostri compagni di viaggio ai bordi della spiaggia West End e ci immergiamo con pinne e maschera nelle acque calme della barriera corallina. Ecco un bel ritorno nell’acqua salata con un primo bagno tutto colorato. A terra l’ambiente cambia rispetto a Utila: il villaggio e’ pulito e piacevole. Le strade non sono piene di junkies in groppa sui loro cavalli metallici indiavolati. I vicoli non sono bordati da bialere puzzolenti.
Solamente qualche bar accogliente bordeggia la grande passeggiata lungo la spiaggia. Ma questo eldorado per americani solfati manca di sapore.


Proseguiamo la nostra rotta verso French Harbour, un porto di pesca dove l’armata dei pescherecci maschera difficilmente la miseria degli abitanti. La laguna e’ un deposito di rifiuti e la mangrovia ha, da molto tempo, depositato il bilancio sotto le montagne d’immondizia. Piegate in due nei loro canali, le lavandaie cercano di ridare vita a dei vestii affaticati. Le baracche in secondo piano, umide ed in rovina, rendono l’idea delle pessime condizioni d’igiene che regnano qui.
Ma in mezzo a questo quartiere povero, primeggia il miglior supermercato che abbiamo visto in America Centrale!

A chi saranno mai destinati questi prodotti di lusso importati ed inaccessibili?
A quel hotel per miliardari impiantato a meno di 500 metri dalle favelas?
A quel ricco proprietario che ha atterrato in elicottero all’estremità della spiaggia privata della sua superba villa, costruita in riva alla laguna?
Probabilmente si, ma che importa, le donne dell’equipaggio ne approfittano per comprare l’introvabile : una padella, del cioccolato Lindt, del formaggio francese e del Parmigiano Reggiano!

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